In una recente pronuncia, la Corte d’Appello di Venezia è intervenuta su un caso complesso che ha messo in discussione la validità e l’esecuzione di un contratto di mantenimento vitalizio sottoscritto nel 2013 da due anziani coniugi, oggi deceduti, in favore di una coppia, in cambio della cessione della nuda proprietà di un immobile e di una somma in denaro.
Il contesto del contratto
Secondo quanto emerso dagli atti, il contratto prevedeva che la coppia acquirente si impegnasse a garantire “vitto, alloggio, assistenza medica, morale e materiale” ai cedenti e al loro figlio disabile. Tuttavia, a partire dalla nomina di un tutore per quest’ultimo, sono state evidenziate una serie di gravi inadempienze, tra cui il mancato pagamento di spese necessarie e la gestione discutibile delle somme ricevute, comprese ulteriori € 86.000 ottenute senza titolo.
Le argomentazioni in appello
In appello, la difesa dell’attuale tutore del beneficiario ha sostenuto che il contratto sia stato disatteso, tanto da giustificare la sua risoluzione ai sensi dell’art. 1453 c.c., mentre la controparte ha rigettato ogni addebito, sostenendo di aver sempre prestato assistenza e accusando la parte appellata di voler strumentalizzare il decadimento fisico degli originari beneficiari.
La decisione della Corte
La Corte d’Appello ha riformato in parte la sentenza del Tribunale di primo grado: se da un lato ha confermato la sussistenza di elementi gravi a carico degli acquirenti, dall’altro ha ridotto l’importo della condanna alla restituzione degli € 86.000, riconoscendo che solo una parte spetta al beneficiario in quanto erede di uno solo dei genitori.
Il nodo giuridico: si può revocare un contratto vitalizio?
Il caso è interessante anche sul piano giuridico perché ruota attorno alla possibilità di risolvere un contratto di mantenimento vitalizio per grave inadempimento. La Corte ha confermato che ciò è possibile, a condizione che l’inadempimento incida in modo significativo sugli obblighi assunti, come avvenuto in questa vicenda. È stato però escluso che il contratto fosse in realtà una donazione modale simulata, come sostenuto dalla parte appellata.
Conclusioni
Il caso in esame dimostra come anche i contratti apparentemente chiari possano generare contenziosi rilevanti in fase esecutiva, soprattutto quando coinvolgono soggetti vulnerabili. La sentenza della Corte d’Appello riafferma la centralità dell’adempimento effettivo e sostanziale delle obbligazioni contrattuali, soprattutto in contesti sensibili come quelli dell’assistenza vitalizia.
